Vai al contenuto
Home » Malattia sul lavoro: quando viene pagata?

Malattia sul lavoro: quando viene pagata?

La foto raffigura la malattia sul lavoro e quando viene pagata
Condividi questo articolo

Malattia sul lavoro: quando viene pagata?

In questo articolo vengono esaminati alcuni aspetti cruciali legati alla assenza del lavoratore per motivi di salute.

In Italia, la retribuzione durante il periodo di malattia è regolamentata dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL)

Vediamo infatti come viene pagata la malattia, la durata, il calcolo e quando richiederla, cos’è la carenza e le differenze di retribuzione previste dai principali CCNL.

Abbiamo visto nell’articolo precedente La certificazione dello stato di malattia che il lavoratore deve comunicare la propria assenza per malattia al datore di lavoro entro le tempistiche previste dal CCNL applicato e che il certificato medico telematico viene inviato all’INPS dal medico curante.

Abbiamo inoltre visto come l’Inps con circolare n. 147 del 15 luglio 1996 stabilisca una regola generale sulla retroattività dei certificati medici, alla quale facciamo espresso rinvio.

Durata e calcolo dell’indennità di malattia

Il periodo di malattia per cui l’INPS prevede un contributo non è infinito, ma ha una scadenza oltre la quale non viene più concessa alcuna retribuzione al lavoratore.

Per la generalità dei lavoratori, l’indennità è corrisposta per un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

L’indennità di malattia a carico dell’INPS viene riconosciuta dal 4° al 180° giorno di malattia nell’arco dell’anno solare (ovvero dal 1° gennaio al 31 dicembre).

I primi 3 giorni di malattia sono considerati “periodo di carenza” e l’indennità è a carico del datore di lavoro, nella misura prevista dal CCNL applicato.

L’indennità INPS è pari:

al 50% della retribuzione media giornaliera (RMG) per le prime 20 giornate indennizzabili;  al 66,66% della RMG dal 21° giorno di malattia.

Differenza di retribuzione nei vari contratti collettivi

La retribuzione durante la malattia varia a seconda del CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro).

È importante conoscere le specifiche previsioni del proprio contratto collettivo per comprendere come viene pagata la malattia, la durata, il calcolo e quando richiederla, nonché le eventuali differenze retributive previste.

Infatti, il contratto nazionale può disporre di integrare l’indennità INPS da parte del datore di lavoro, nonché regole specifiche per il “periodo di carenza”.

Vediamo di seguito tre esempi:

  • CCNL Terziario Confcommercio (art 187):
    Carenza: i primi 3 giorni sono retribuiti al 100% dal datore, ma solo per i primi 2 eventi nell’anno.
    Al fine di prevenire situazioni di abuso al 3° evento la carenza è corrisposta al 66%, al 4° evento al 50% mentre cesserà di essere corrisposta a partire dal 5° evento di malattia nell’anno solare.
    Dal 4° al 20° giorno: 75% della retribuzione giornaliera.
    Dal 21° giorno: 100% della retribuzione giornaliera.

  • CCNL Studi Professionali (art. 104):
    La retribuzione per malattia è pari al 100% per i primi tre giorni (carenza)
    Dal 4° al 20° giorno, integrazione dell’indennità INPS fino al 75% della retribuzione.
    Dal 21° giorno in poi, integrazione fino al 100%

  • CCNL Acconciatura ed Estetica (art. 31):
    In caso di malattia di durata inferiore o pari a 8 giorni la carenza non è retribuita.
    A partire dal 4° giorno viene riconosciuta al lavoratore una integrazione economica a carico dell’azienda fino al raggiungimento del 100% della retribuzione.

Attenzione: alcuni CCNL non prevedono la retribuzione della malattia durante il periodo di prova, per cui è importante verificare sempre le disposizioni del contratto collettivo applicato dalla propria azienda.

Aspetti Fiscali e diritti durante la malattia

Da un punto di vista pratico, l’indennità di malattia viene erogata anticipatamente dall’azienda e poi rimborsata dall’INPS.

Le indennità di malattia sono soggette a tassazione IRPEF. Ciò significa che tali somme concorrono a formare il reddito imponibile del lavoratore e, di conseguenza, sono assoggettate alle aliquote fiscali previste per il reddito da lavoro dipendente. Si veda qui l’articolo sul tema Irpef 2024, come cambiano le buste paga?

È importante sottolineare che, sebbene le indennità di malattia siano tassate, esse rappresentano comunque un sostegno economico fondamentale per il lavoratore durante il periodo di assenza dal lavoro per motivi di salute.

Durante il periodo di malattia il lavoratore conserva il diritto alle ferie maturate e alle festività infrasettimanali.

L’assenza per malattia non comporta una riduzione dei giorni di ferie spettanti al lavoratore.

Inoltre, può succedere che un lavoratore si ammali durante i giorni di ferie. In questi casi, la malattia sopraggiunta prevale e le ferie del lavoratore vengono sospese. 

A stabilire questo è la sentenza n. 297 del 1990 emessa dalla Corte Costituzionale. 

Reperibilità durante la malattia e possibilità di licenziamento

Durante la malattia possono essere disposte delle visite mediche di controllo da parte dell’INPS.

I lavoratori del settore privato in malattia devono essere reperibili dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Anche il datore di lavoro può richiedere la visita fiscale per accertare l’effettiva malattia del dipendente e, in caso di assenza ingiustificata, potrebbe avviare il relativo procedimento sanzionatorio.

Il datore di lavoro in generale non può licenziare un lavoratore durante la malattia, a meno che non sussistano motivi gravi e preesistenti. Infatti il divieto di licenziamento può essere derogato in presenza di giusta causa o giustificato motivo.

L’assenza ingiustificata alla visita medica di controllo, oltre alle sanzioni economiche, può configurare una violazione dei doveri di correttezza e buona fede nei confronti del datore di lavoro, esponendo il lavoratore a possibili provvedimenti disciplinari, che possono arrivare fino al licenziamento per giusta causa.

Pagamento diretto della malattia da parte dell’INPS: a chi spetta?

Abbiamo visto quindi che solitamente l’indennità di malattia è corrisposta dal datore di lavoro nell’ordinaria busta paga mensile.

Il datore di lavoro anticipa il pagamento dell’INPS e recupera tale importo nella denuncia contributiva mensile (UniEmens) e andrà quindi a pagare un F24 con un importo inferiore nella sezione INPS.

In alcuni casi, il pagamento della malattia avviene direttamente da parte dell’INPS:

  • agli operai agricoli;
  • ai lavoratori assunti a tempo determinato per i lavori stagionali;
  • ai lavoratori parasubordinati.

Il pagamento può avvenire in via diretta dall’Istituto anche in casi di impossibilità di anticipo da parte del datore di lavoro (ad es. fallimento o procedura concorsuale).

Ai fini del calcolo dell’indennità di malattia, l’INPS considera le informazioni contenute nelle denunce UniEmens presentate mensilmente dal datore di lavoro.

Superati i 180 giorni, gli eventuali ulteriori periodi di malattia non vengono pagati dall’Inps. L’unica possibilità di ricevere una retribuzione è data dal Ccnl di categoria, nel quale può essere previsto un intervento da parte del datore di lavoro.

Il dipendente che necessita di giorni di malattia durante il periodo di ferie programmato, deve comportarsi come se fosse stato in servizio. Ovvero sottoporsi ad una visita dal proprio medico curante, o da un altro medico del Servizio sanitario nazionale e comunicare al proprio datore di lavoro la malattia.

Le ferie saranno sospese e prevarrà lo stato di malattia.

È poi consigliabile comunicare sempre il corretto luogo di domicilio per la reperibilità, se diverso dalla propria abituale residenza.

La visita fiscale viene predisposta dall’INPS quando pervengono certificati medici di malattia per periodi molto lunghi, oppure ripetuti in un breve lasso di tempo. 

Può essere richiesta anche dal datore di lavoro, che presenta apposita istanza telematica sul portale INPS. In questo caso, il datore di lavoro ne dovrà sostenere il costo.

Al termine di un lungo periodo di assenza dal lavoro, per il datore di lavoro, vi è l’obbligo di sottoporre il dipendente alla visita di idoneità con il medico competente.

Il medico aziendale non appena terminata l’assenza e prima che il lavorator possa tornare in servizio, deve certificare l’idoneità di quest’ultimo a riprendere le mansioni svolte in precedenza.

Il lavoratore che si ritenga guarito può rientrare anticipatamente in servizio, quindi prima della fine della prognosi indicata sul certificato di malattia INPS: in questo caso però può essere riammesso a lavoro solo in presenza di un certificato medico di rettifica della prognosi originaria (Messaggio INPS n. 6973/2014).

Per ulteriori informazioni sul tema della malattia sul lavoro e quando viene pagata o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.