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La certificazione dello stato di malattia

L'immagine raffigura un dottore nel contesto lavorativo della certificazione dello stato di malattia
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La certificazione dello stato di malattia rappresenta un aspetto molto importante nel contesto lavorativo e previdenziale, fungendo da ponte tra i diritti del lavoratore e le necessità organizzative dell’impresa.

La certificazione dello stato di malattia non solo garantisce la tutela del lavoratore in caso di assenza dal lavoro a causa di problemi di salute, ma stabilisce anche un percorso chiaro per il riconoscimento dei benefici legati alla malattia, quali la copertura economica e la tutela del posto di lavoro durante il periodo di assenza.

Nella guida che segue, esploreremo i passaggi necessari per la corretta certificazione dello stato di malattia, evidenziando le procedure, le responsabilità del lavoratore e del datore di lavoro, nonché l’importanza di seguire le normative vigenti.

Come funziona la malattia

In caso di malattia, il dipendente ha il diritto di astenersi dal lavoro e rimanere a casa per rimettersi in salute.

Tuttavia, ci sono obblighi da rispettare, soprattutto riguardo alla comunicazione dell’assenza per malattia.

La procedura per gestire la malattia dei dipendenti è regolamentata dalla legge e richiede tempestività nella comunicazione e nell’ottenimento del certificato medico.

È importante rispettare tutte le disposizioni normative per evitare conseguenze negative sia nei rapporti con il datore di lavoro sia nei confronti dell’INPS.

Il caso della certificazione dello stato di malattia comune

Ai fini dell’erogazione della indennità economica di malattia la circolare Inps n. 147 del 15 luglio 1996 stabilisce una regola generale per la quale l’insorgere di una malattia consente al dipendente di astenersi dalla prestazione di lavoro e restare a casa a riposo, a patto che il dipendente si faccia certificare lo stato di malattia.

A rilasciare il certificato di malattia è il medico di famiglia (cui si è iscritti) che deve accertare la malattia del lavoratore oppure la sua impossibilità a lavorare per via di motivi dettati dalla sua salute. 

Il medico curante trasmette all’INPS il certificato di diagnosi per via telematica, ma noi consulenti del lavoro, per conto del datore, possiamo visionare solo la prognosi.

Perciò per privacy, non sappiamo le cause dello stato di salute, ma sappiamo solo la durata.

Nel caso il lavoratore si rechi dal medico in ritardo, ad esempio il giorno successivo all’insorgere della malattia, il certificato di malattia non può essere retrodatato.

Ciò che rileva è quindi la data della visita dichiarata dal medico sul certificato che viene presentato telematicamente all’Inps ed è valido dal momento in cui avviene la visita medica. 

Ne consegue che i giorni precedenti alla data di rilascio del certificato medico di malattia non sono “coperti” dall’attestazione del medico e dunque non sono giustificati.

A questa regola c’è, però, un’eccezione: se il dipendente malato non si reca tempestivamente dal medico perché il suo stato di salute non glielo permette, può richiedere al medico una visita domiciliare. 

In questa ipotesi, nel caso il certificato medico di malattia sia redatto a seguito di visita domiciliare, l’Inps riconosce anche il giorno precedente (solo se si tratta di giorno feriale) alla redazione del certificato, quando è lo stesso medico ad indicare espressamente questa circostanza nel certificato stesso.

Il certificato di malattia retroattivo è possibile, quindi, solo se il medico ha effettuato la visita a casa del lavoratore malato e solo se la malattia pregressa è di un giorno e non di più.

Nel caso di due giorni per esempio si può ricorrere al certificato medico retrodatato per coprire un giorno e per quello prima si può giustificare l’assenza con le ferie, altrimenti si resta con un’assenza ingiustificata, situazione che implica conseguenze anche gravi non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche assistenziale.

Quindi noi Consulenti del lavoro dobbiamo porre attenzione se viene barrato ambulatoriale o domiciliare.

Nel caso in cui venga barrato ambulatoriale e il dipendente dichiari di essersi ammalato in precedenza, si considera mancata certificazione e non è possibile utilizzare ferie nelle giornate non retribuite, in quanto all’Inps perviene comunque il certificato per le stesse giornate, pur non potendole retribuire.

Pertanto se il certificato è ambulatoriale e retrodatato, le giornate pregresse risultano non retribuite.

Il caso dello stato di malattia Infortunio

Nel caso in cui la malattia venga contratta in modo evidente sul posto di lavoro, come può accadere nel caso delle aziende sanitarie per gli operatori che corrono un elevato rischio biologico durante lo svolgimento delle loro mansioni, sarà sempre necessario il certificato medico e sarà cura del Consulente del lavoro provvedere alla relativa denuncia di infortunio all’Inail

Per definizione, il rischio biologico è quella tipologia di rischio derivante dall’esposizione del soggetto ad agenti o sostanze di origine biologica potenzialmente dannosi per la salute dei lavoratori.

Importante in caso di malattia contratta “a causa di lavoro” che il medico curante fornisca una dettagliata relazione medica che attesti la correlazione tra la malattia contratta e le condizioni lavorative.

Seguiranno quindi le modalità di pagamento tipiche dell’infortunio e i giorni non concorreranno al raggiungimento del limite del periodo di comporto. 

Il datore di lavoro deve aver effettuato una valutazione del rischio biologico presente sul posto di lavoro e aver adottato tutte le misure necessarie per prevenirne o ridurne l’incidenza, conformemente alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Ai sensi dell’articolo 271, il datore di lavoro, nello svolgimento della valutazione del rischio di cui all’articolo 17, deve tenere conto di tutte le informazioni relative alle caratteristiche degli agenti biologici utilizzati e delle modalità lavorative che possono essere considerate fonte di rischio, nello specifico deve stimare l’entità del rischio da esposizione ad agenti biologici, e nella valutazione è necessario:

  • identificare i pericoli anche potenziali
  • stimare la gravità delle conseguenze derivanti dall’esposizione a tali pericoli
  • identificare e quantificare i soggetti esposti
  • misurare l’entità di tale esposizione.

E’ inoltre onere del datore di lavoro ricordare, anche affliggendo in bacheca, tutte le necessarie precauzioni per evitare di contrarre virus.

Il datore di lavoro è tenuto a mettere a disposizione le precauzioni necessarie per evitare la contrazione di malattie sul posto di lavoro, compreso l’utilizzo di dispositivi di protezione come mascherine e guanti in lattice.

In caso di mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte dei dipendenti, possono essere presi provvedimenti disciplinari.

La formazione sul rischio biologico è inclusa nei corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro previsti dal D. Lgs 81/2008, corsi che forniscono ai lavoratori, ai datori di lavoro e a tutti i soggetti della sicurezza, tutte le competenze necessarie per affrontare in modo sicuro i rischi legati al rischio biologico e per assicurare che le attività siano conformi alle leggi e ai regolamenti vigenti in materia di sicurezza sul lavoro.

, se il medico curante risultasse irreperibile e/o assente dal proprio Studio è possibile rivolgersi alla Guardia Medica, al Pronto Soccorso o ai medici in regime di convenzione con il SSN (quali i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali) che potranno redigere il certificato di malattia.

Dal 2011 è stato abolito l’obbligo del lavoratore all’invio di copia cartacea del certificato di malattia. Il certificato è comunque inviato all’Inps in via telematica.

Per il datore è sufficiente sapere il numero di protocollo per trovarne copia sul sito dell’Inps.

Il datore di lavoro, grazie al numero di protocollo, riceve un certificato in versione sintetica, con la prognosi e i dati del lavoratore, ma senza diagnosi. Per cui non saprà quali problemi di salute sono stati riscontrati dal medico.

Attenzione, se il lavoratore dichiara la malattia dal giorno precedente a quello di emissione del certificato, tale comunicazione perviene all’Inps, quindi quel giorno non è possibile coprirlo con ferie, all’Inps è giunta la comunicazione. Ma non è retribuibile.

Per ulteriori informazioni sul tema della certificazione dello stato di malattia o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.