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Che cosa è Il lavoro intermittente e come funziona?

L'immagine raffigura il lavoro a chiamata
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Il lavoro intermittente, conosciuto anche come lavoro a chiamata o job on call, è una forma di contratto di lavoro subordinato che consente al datore di lavoro di utilizzare la prestazione lavorativa del dipendente in modo discontinuo o intermittente, secondo le esigenze aziendali.

Questo tipo di contratto è disciplinato dal D. Lgs 15 giugno 2015, n. 81, e presenta specifiche caratteristiche e requisiti che devono essere rispettati sia dai datori di lavoro che dai lavoratori.

Per fornire una definizione semplice con il lavoro a chiamata il datore di lavoro può richiedere al lavoratore la sua prestazione lavorativa solo quando l’azienda ne ha effettiva necessità, senza garantire un orario di lavoro fisso o un minimo di ore lavorative mensili.

Vediamo di seguito le caratteristiche previste dalla normativa su questo tema.

Requisito soggettivo del lavoratore Intermittente

Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato con lavoratori che rientrano in determinate categorie soggettive o che svolgono attività di carattere discontinuo.

In particolare, possono accedere a questo tipo di contratto:

  • Lavoratori con meno di 24 anni di età a condizione che le prestazioni lavorative siano svolte entro il compimento del venticinquesimo anno di età, a meno che non venga rinnovato come contratto di tipo subordinato a tempo indeterminato o a tempo determinato.
  • Lavoratori con più di 55 anni di età, inclusi i pensionati. In questo caso, non vi è alcun limite di età per il proseguimento del lavoro intermittente. Il lavoratore può continuare a lavorare con questo tipo di contratto anche oltre i 65 anni di età, se lo desidera.

In alternativa, il contratto può essere stipulato per lo svolgimento di attività discontinue o intermittenti, come elencate nella tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923, in assenza di specifiche previsioni nei contratti collettivi.

Durata massima del contratto e limiti temporali

Il contratto di lavoro intermittente può essere a tempo determinato o indeterminato. Tuttavia, esistono limiti quantitativi per l’utilizzo di questo tipo di contratto:

  • 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari con lo stesso datore di lavoro. Superato questo limite, il rapporto si trasforma in un contratto a tempo pieno e indeterminato.
  • Questo limite non si applica ai settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Documentazione necessaria

Il datore di lavoro è tenuto a effettuare la valutazione dei rischi prevista dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/2008) ed è obbligato a redigere il relativo Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). 

La mancata effettuazione della valutazione dei rischi comporta il divieto di ricorrere al lavoro intermittente.

Inoltre il DVR deve essere aggiornato periodicamente e sottoposto a revisione ogniqualvolta si verifichino modifiche significative del rischio.

Il contratto di lavoro intermittente deve essere stipulato in forma scritta e deve contenere i seguenti elementi essenziali:

  • Durata e ipotesi (oggettive o soggettive) che consentono la stipulazione del contratto.
  • Luogo e modalità della disponibilità del lavoratore e il relativo termine minimo di preavviso di chiamata, che non può essere inferiore a un giorno lavorativo.
  • Trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e relativa indennità di disponibilità, ove prevista.
  • Forme e modalità con cui il datore di lavoro può richiedere l’esecuzione della prestazione lavorativa e le modalità di rilevazione della stessa.
  • Tempi e modalità di pagamento della retribuzione e dell’indennità di disponibilità.

Comunicazione della chiamata al Ministero del Lavoro

Il datore di lavoro deve effettuare una comunicazione obbligatoria ogni volta che chiama il lavoratore a svolgere l’attività lavorativa.

Questa comunicazione deve essere inviata all’indirizzo di posta elettronica intermittenti@pec.lavoro.gov.it sempre prima dell’inizio della prestazione lavorativa, utilizzando il modello Uni_Intermittente.

(Trovate il modulo nella nostra sezione modulistica).

La comunicazione può essere effettuata tramite e-mail, PEC o SMS (per le aziende registrate al Portale Cliclavoro e abilitate all’utilizzo del lavoro intermittente).

Possibilità di svolgere altri lavori contemporaneamente

Il lavoratore intermittente può cumulare il lavoro con altri lavori, sia dipendenti che autonomi, a patto che non vi sia concorrenza tra le attività svolte e che non vengano superati i limiti di orario giornaliero e settimanale imposti dal D. Lgs. 66/2003.

Quindi il contratto lavoro intermittente può coesistere con altre tipologie contrattuali, come il part-time, l’apprendistato e il lavoro a domicilio.

In quali casi il lavoro intermittente è vietato

Il lavoro intermittente è vietato nei seguenti casi:

  • nelle Pubbliche Amministrazioni;
  • per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  • qualora non sia stata effettuata la procedura di valutazione dei rischi (il mancato rispetto comporta la trasformazione del contratto in un tempo indeterminato a tempo pieno o parziale);
  • in unità produttive in cui si sia proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensioni o riduzioni di orario di lavoro di dipendenti con le stesse mansioni indicate nel contratto di lavoro intermittente.

Svolgimento della prestazione

Il contratto di lavoro intermittente può prevedere, o meno, l’obbligo di disponibilità a carico del lavoratore.

La presenza di tale obbligo comporta che, al momento della chiamata da parte del datore di lavoro, il lavoratore sia tenuto ad adempiere alla prestazione. In assenza di tale obbligo, il lavoratore è libero di accettare o rifiutare la chiamata.

Obbligo di Disponibilità

Quando il contratto prevede l’obbligo di disponibilità, il lavoratore deve rispondere alla chiamata del datore di lavoro e svolgere la prestazione richiesta.

In cambio di questa disponibilità, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore un’indennità di disponibilità.

Questa indennità è soggetta a contribuzione previdenziale ordinaria e viene stabilita dai contratti collettivi, non potendo essere inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del Lavoro, sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può comportare la risoluzione del contratto, ma anche la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo al rifiuto e finanche un risarcimento del danno nella misura fissata dai contratti collettivi o dal contratto di lavoro.

L’indennità di disponibilità non è corrisposta nei giorni in cui il lavoratore non sia in grado di adempiere all’obbligo di risposta per cause relative alla sua persona, come malattia, infortunio o altri eventi che rendano impossibile rispondere alla chiamata.

In tali casi, il lavoratore è tenuto a dare tempestiva comunicazione al datore di lavoro circa la sua impossibilità di adempiere alla prestazione.

Il mancato rispetto di tale obbligo comporta la perdita dell’indennità di disponibilità per un periodo di 15 giorni, salvo diversa disposizione contrattuale.

Trattamento economico e normativo

Nelle giornate in cui il lavoratore resta disponibile a rispondere alla chiamata, egli non matura alcun trattamento economico e normativo, salvo l’eventuale indennità di disponibilità.

Per le giornate in cui la prestazione viene svolta, il lavoratore ha diritto al normale trattamento economico previsto per la generalità dei lavoratori subordinati, comprese le disposizioni sul lavoro straordinario, in ossequio ai principi di proporzionalità e di non discriminazione.

Computo nell’Organico Aziendale

Il prestatore di lavoro intermittente è computato nell’organico aziendale in proporzione alle ore di lavoro svolte nell’arco di ciascun semestre.

Questo significa che il numero di lavoratori intermittenti viene calcolato in base alle ore effettivamente lavorate, garantendo una corretta rappresentazione della forza lavoro aziendale.

Naspi e lavoro intermittente

È possibile con un contratto di lavoro intermittente continuare a percepire la NASpI, ma ci sono specifiche regole e condizioni da rispettare. 

Il percettore di NASpI può accettare un contratto a chiamata, ma occorre che questi dichiari all’INPS entro 30 giorni dalla domanda di richiesta della NASpI, quale sarà il reddito annuo presunto derivante dal lavoro intermittente.

Questa comunicazione è fondamentale per permettere all’INPS di calcolare correttamente l’indennità di disoccupazione. (Per rivedere l’articolo sulla NASpI, cliccare qui).

Settori in cui il Lavoro Intermittente è più comune

Il lavoro intermittente è particolarmente diffuso in settori caratterizzati da esigenze operative variabili e imprevedibili. I settori principali includono:

  • Settore Alberghiero e della Ristorazione: Oltre il 48% delle posizioni con contratto intermittente si trovano in questo settore, dove rappresentano quasi il 12% dell’occupazione complessiva.
  • Turismo: Ampiamente utilizzato per attività stagionali e picchi di domanda legati a periodi di vacanza e festività.
  • Spettacolo: Utilizzato per la natura discontinua degli eventi e delle produzioni.
  • Commercio: Utilizzato per gestire picchi di lavoro legati a saldi, festività e altre occasioni speciali.
  • Servizi Professionali e alle Imprese: Aumento significativo nell’uso del lavoro intermittente, rappresentando quasi il 3% delle posizioni lavorative totali nel settore.
  • Assistenza Tecnica e Servizi di Emergenza: Utilizzato per far fronte a richieste imprevedibili e variabili.

Sicurezza e Trasporti: Addetti alla sicurezza e autisti sono altre categorie di lavoratori che spesso operano con contratti intermittenti.

Vantaggi del lavoro intermittente per i giovani

Il lavoro intermittente offre diversi vantaggi per i giovani lavoratori, specialmente per coloro che necessitano di flessibilità a causa di impegni di studio o familiari. Ecco i principali benefici:

  • Flessibilità e Adattabilità: Permette di adattare i propri impegni lavorativi alle esigenze personali, come gli studi universitari o altre attività.
  • Accesso al Mercato del Lavoro: Rappresenta una porta d’ingresso nel mercato del lavoro, permettendo di acquisire esperienza lavorativa e sviluppare competenze.

Copertura Previdenziale e Assicurativa: I lavoratori intermittenti sono coperti da assicurazione sugli infortuni Inail e assistiti dall’Inps per quanto riguarda la maturazione della pensione e l’erogazione delle indennità riconosciute dall’istituto previdenziale.

Conclusioni

Il contratto di lavoro intermittente offre una grande flessibilità sia per i datori di lavoro che per i lavoratori, permettendo di adattare la prestazione lavorativa alle esigenze aziendali.

Tuttavia, è fondamentale rispettare i requisiti normativi e procedurali per evitare sanzioni e garantire la tutela dei diritti dei lavoratori, per cui è sempre consigliabile consultare le circolari ministeriali e i contratti collettivi applicabili.

Il contratto di lavoro intermittente è ammesso per un periodo complessivamente non superiore a 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di 3 anni solari con lo stesso datore di lavoro.

A questa regola fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Si, i dipendenti a chiamata hanno diritto alle ferie, alla tredicesima, alla quattordicesima, al trattamento di fine rapporto (TFR), tutto è calcolato in proporzione alle effettive ore lavorate.

Il lavoratore intermittente deve essere computato nell’organico dell’impresa in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre (art. 18 Dlgs 81/2015), intendendo come semestre di riferimento quello immediatamente precedente al momento in cui si procede alla verifica.

Si. Ricevere la Naspi nonostante il contratto intermittente è possibile. Ma in questo caso, l’indennità della Naspi è calcolata sulla base dei giorni in cui il soggetto non lavora.

Il percettore di Naspi deve obbligatoriamente dichiarare all’INPS entro 30 giorni dalla domanda di Naspi, quale sarà il reddito presunto derivato dal contratto a chiamata per l’intero anno.

Per ulteriori informazioni sul tema del lavoro Intermittente o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.