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Permessi elettorali: una guida completa per aziende e lavoratori

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Cosa sono e come funzionano i permessi elettorali?

In occasione delle prossime elezioni europee e amministrative dell’8 e 9 giugno 2024, molti lavoratori dipendenti saranno chiamati a svolgere funzioni presso i seggi elettorali come presidenti, scrutatori, rappresentanti di lista o di gruppo.

In questi casi, la legge riconosce loro specifici diritti di assenza dal lavoro retribuita, definiti “permessi elettorali”.

Vediamo nel dettaglio come funzionano.

Chi ha diritto ai permessi elettorali?

Hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per il periodo corrispondente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, con contratto a tempo indeterminato o determinato.

I permessi elettorali sono riconosciuti a tutti i lavoratori dipendenti che siano stati nominati per svolgere queste funzioni presso i seggi elettorali:

  • Presidente di seggio;
  • Segretario;
  • Scrutatore;
  • Rappresentante di lista o di gruppo di candidati;
  • componente dei Comitati promotori in caso di referendum.

Quali giorni sono retribuiti?

I giorni di assenza per permesso elettorale sono considerati dalla legge come giorni di attività lavorativa:

  • I giorni lavorativi passati al seggio sono retribuiti come se il lavoratore avesse normalmente lavorato. Questo vale anche se l’attività svolta ai seggi è di entità ridotta e non coincide con il normale orario di lavoro.
  • Le giornate festive (come la domenica) e quelle non lavorative (come il sabato in caso di settimana corta) sono recuperate con una giornata di riposo compensativo o compensate con quote giornaliere di retribuzione in aggiunta alla retribuzione normalmente percepita. 

La retribuzione a carico del datore di lavoro rappresenta a tutti gli effetti una voce retributiva assoggettabile a tassazione e contributi. (Sia IRPEF che INPS).

Riposi compensativi dopo le elezioni

In base ai principi in tema di riposo settimanale, il riposo compensativo per i giorni festivi o non lavorativi deve essere goduto con immediatezza, subito dopo la fine delle operazioni al seggio.

La Corte costituzionale (sentenza n. 452/1991) ha stabilito che il lavoratore ha diritto al recupero di tali giornate nel “periodo immediatamente successivo” alle operazioni elettorali.

Se le operazioni di scrutinio si protraggono oltre la mezzanotte, il giorno di riposo compensativo spetta per il giorno successivo.

Nel caso di contemporanee elezioni amministrative il cui scrutinio inizia alle 14 del lunedì, il lavoratore ha diritto ad una giornata retribuita per il lunedì.

Se lo scrutinio prosegue anche solo nelle prime ore del martedì, il giorno di riposo compensativo spetta per il mercoledì.

La rinuncia al riposo compensativo deve essere validamente accettata dal lavoratore.

Documentazione necessaria da presentare

Per giustificare le assenze dovute ai permessi elettorali, I lavoratori chiamati al seggio devono:

  1. Consegnare preventivamente al datore di lavoro il certificato di convocazione rilasciato dagli uffici elettorali.
  2. Al rientro, esibire la copia di tale certificato firmata dal Presidente di seggio, con l’indicazione delle giornate di effettiva presenza e l’orario di chiusura.

Nel caso del Presidente di seggio, la documentazione viene controfirmata dal vicepresidente del seggio.

Permessi elettorali per esercitare il diritto di voto

Per esercitare il proprio diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, ai dipendenti pubblici può essere corrisposto il trattamento di missione, con rimborso delle spese di viaggio e un’indennità nei seguenti limiti di tempo:

  • 1 giorno per distanze da 350 a 700 km.
  • 2 giorni per distanze oltre 700 km o per spostamenti dalle isole (esclusa la Sicilia).

Tale trattamento di missione è previsto solo nell’ipotesi in cui l’interessato risulti trasferito di sede in prossimità delle elezioni, e pur avendo provveduto a richiedere il trasferimento di residenza non abbia ottenuto in tempo l’iscrizione nelle liste elettorali del nuovo Comune.

AI di fuori di questa circostanza spetterà il semplice permesso ma non il trattamento di missione.

Tale trattamento è esteso anche alle consultazioni europee (art. 51 L. 18/1979).

Questa previsione normativa vale solo per i dipendenti pubblici. I lavoratori del settore privato non hanno diritto a permessi retribuiti specifici per esercitare il diritto di voto, ma possono utilizzare ferie, permessi per motivi personali o altre tipologie di assenza previste.

Differenze tra Elezioni tenute in giorni diversi

Se le elezioni si tengono di sabato e domenica, i lavoratori che normalmente lavorano il sabato hanno diritto al pagamento delle due giornate di assenza come se avessero lavorato.

Per i lavoratori che normalmente non lavorano il sabato, la L. 53/1990 stabilisce che in caso di elezioni che si svolgono di sabato e domenica, è possibile scegliere tra due opzioni per la giornata di sabato:

  • Un ulteriore giorno di riposo compensativo
  • Il rimborso della giornata di sabato (senza maggiorazioni per lavoro straordinario).

Se le elezioni si tengono di domenica e lunedì, la giornata di lunedì è considerata lavorativa e retribuita come tale. Se le operazioni di scrutinio si protraggono oltre la mezzanotte di lunedì, anche la giornata di martedì è considerata lavorativa e retribuita.

Permessi elettorali vs permessi sindacali

È importante non confondere i permessi elettorali con i permessi sindacali, che sono un istituto diverso disciplinato dal D.P.R. 164/2002.

I permessi sindacali sono concessi a chi ricopre un ruolo di responsabilità all’interno dell’organizzazione sindacale per svolgere attività inerenti al proprio mandato sindacale.

Possono essere retribuiti o non retribuiti e il periodo trascorso in permesso sindacale è equiparato all’orario di servizio.

I permessi elettorali invece sono riconosciuti per l’espletamento di funzioni presso i seggi elettorali.

Sono retribuiti e considerati giorni di attività lavorativa.

Quale è la normativa di riferimento per i permessi elettorali?

  • Art. 119 D.P.R. 361/1957;
  • Art. 11 Legge 53/1990;
  • Art. 1 Legge 69/1992;
  • D.M. 5 marzo 1992;
  • Sentenza Corte costituzionale n. 452/1991;
  • Sentenza Cassazione n. 11830/2001;
  • D.P.R. 164/2002 (permessi sindacali).

Conclusione

I permessi elettorali rappresentano un diritto che consente ai lavoratori di adempiere al loro dovere civico di partecipazione al voto.

La corretta gestione dei permessi elettorali è essenziale per garantire il diritto dei lavoratori a partecipare alle operazioni elettorali senza subire penalizzazioni economiche o disciplinari.

Aziende e lavoratori devono collaborare per rispettare le normative vigenti e assicurare un corretto svolgimento delle elezioni.

Una corretta applicazione delle norme evita contenziosi e garantisce il rispetto dei reciproci diritti e doveri.

No, sarebbe infatti passibile di richiamo disciplinare per assenza non giustificata.

Tale assenza va preventivamente comunicata, non a posteriori.

No, essendo l’attività elettorale prestata presso i seggi equiparata ad attività lavorativa (2° comma art. 119 L. 361/57).

Deve consegnare copia del certificato firmato dal Presidente di seggio, con l’indicazione delle giornate di effettiva presenza e l’orario di chiusura delle operazioni di scrutinio.

Per queste giornate, l’azienda deve riconoscere il normale trattamento retributivo.

La retribuzione spetta per l’intera giornata, anche se l’attività̀ svolta ai seggi fosse per un orario inferiore rispetto al normale orario di lavoro.

Non esiste un limite prestabilito; i permessi possono essere richiesti ogni volta che vi sono elezioni e il lavoratore è chiamato a partecipare.

Per ulteriori informazioni sul tema dei permessi elettorali o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.