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Cosa è il Congedo di paternità 2024 e come richiederlo?

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Cosa è il Congedo di paternità 2024 e come richiederlo?


L’evoluzione del
congedo di paternità in Italia rispecchia un’attenzione crescente verso le esigenze delle famiglie e il ruolo fondamentale dei padri nella crescita dei figli.

La strada verso una vera e propria parità genitoriale è ancora lunga, ma sono sicuramente stati compiuti alcuni significativi passi negli ultimi anni.

Il congedo di paternità obbligatorio è stato introdotto per la prima volta in Italia nel 2012 con la Riforma Fornero (Legge 92/2012), in attuazione della direttiva europea 2010/18/UE. Inizialmente prevedeva solo 1 giorno obbligatorio di congedo retribuito al 100% per i padri lavoratori dipendenti, più 2 giorni facoltativi. 

Nel 2016 il congedo obbligatorio è stato esteso a 2 giorni obbligatori e 2 facoltativi, fino ad arrivare al 2019 a 7 giorni di astensione obbligatoria, retribuita al 100%.

Dal 2022 il congedo è stato esteso a 10 giorni, come richiesto dall’Unione Europea.

Infine la Legge di Bilancio 2024 ha portato il congedo obbligatorio a 10 giorni retribuiti al 100%, più 1 giorno facoltativo.

(Il congedo facoltativo comporta la rinuncia di un giorno da parte della mamma e la fruizione della stessa giornata da parte del papà.)

Normativa Attuale (2024)

Nel 2024, il congedo di paternità in Italia prevede:

  • 10 giorni lavorativi continuativi o frazionati, obbligatori di congedo retribuiti al 100% da fruire entro 5 mesi dalla nascita del figlio;
  • 20 giorni lavorativi in caso di parto plurimo;
  • Ulteriori 3 mesi di congedo parentale, di cui due eventualmente indennizzati all’80% della retribuzione, da fruire entro il 6° anno di vita del bambino. (Attenzione: la misura è alternativa tra i genitori)

Come e quando fare domanda del congedo di paternità 2024

Il congedo di paternità deve essere richiesto dal lavoratore al datore di lavoro in forma scritta, specificando le date di assenza. Il padre deve comunicare al datore di lavoro i giorni in cui intende fruire del congedo, almeno cinque giorni prima, dove possibile in relazione alla data presunta del parto, fatte salve le condizioni di miglior favore previste dalla contrattazione collettiva. 

Si può richiedere dai 2 mesi precedenti la data del parto fino ai 5 mesi successivi alla nascita.

Ogni giorno di congedo per i padri è retribuito al 100%. Al lavoratore spetta infatti un’indennità giornaliera a carico dell’INPS di importo pari alla retribuzione normalmente percepita.

Inoltre tale congedo di paternità è coperto da contribuzione figurativa ai fini pensionistici.

L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga e successivamente conguagliata dall’INPS in F24, per cui l’azienda si troverà un F24 di minor importo nella sezione Inps alla voce DM10.

Requisiti per richiedere il congedo di paternità 2024

Il congedo di paternità 2024 spetta a tutti i lavoratori titolari di un rapporto di lavoro dipendente, compresi:

  • tutti i lavoratori dipendenti di Amministrazioni pubbliche, che presentano sempre la domanda alla propria amministrazione datrice di lavoro;
  • i lavoratori domestici;
  • tutti i lavoratori agricoli a tempo determinato, per i quali non deve sussistere il requisito contributivo.

Per queste ultime due categorie è, tuttavia, necessaria la sussistenza di un rapporto di lavoro attivo al momento della fruizione del congedo.

Risultano quindi esclusi:

  • i padri lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335;
  • tutti i padri lavoratori autonomi.

Il congedo papà spetta pertanto ai padri titolari di contratto di lavoro dipendente in occasione dei seguenti eventi:

  • nascita di un figlio;
  • adozione o affidamento di un minore;
  • decesso del figlio, nei primi 10 giorni di vita del bambino o dal primo giorno della 28° settimana di gestazione.

Ulteriori previsioni: il congedo parentale

Il congedo parentale è ciò che una volta veniva ricompreso sotto il nome di “Maternità facoltativa”.

Oggi spetta ai genitori, entro i primi 12 anni di vita del bambino per un periodo complessivo, tra i due genitori, di 10 mesi, elevabili a 11 se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo, continuativo o frazionato, di almeno 3 mesi.

I periodi di congedo parentale possono essere fruiti dai genitori anche contemporaneamente. 

Nell’ambito dei suddetti limiti complessivi, il diritto di astenersi dal lavoro spetta:

  • alla madre lavoratrice dipendente per un periodo – continuativo o frazionato –  di massimo 6 mesi;
  • al padre lavoratore dipendente per un periodo – continuativo o frazionato – di massimo 6 mesi, che possono diventare 7 in caso di astensione dal lavoro per un periodo di almeno 3 mesi;
  • al padre lavoratore dipendente, anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre (a partire dal giorno successivo al parto) e anche se la stessa non lavora;
  • al genitore single (padre o madre) per un periodo continuativo o frazionato di massimo 11 mesi. Dove per genitore solo deve intendersi anche il genitore nei confronti del quale sia stato disposto, l’affidamento esclusivo del figlio (circolare INPS 27 ottobre 2022, n. 122).        

Ai genitori lavoratori dipendenti spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo, entro i 12 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento).

Se utilizzati entro il sesto anno di vita, per un mese (tra quelli menzionati) spetta un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera, da fruire in modalità ripartita o da uno solo dei genitori. 

Infine la legge di bilancio 2024 dispone l’aumento dell’indennità dal 30% all’80% di un ulteriore mese per il solo anno corrente.

(Possono fruirne alternativamente i genitori, lavoratori dipendenti, che terminano il congedo di obbligatorio successivamente al 31 dicembre 2023.)

I 10 giorni di congedo di paternità sono di calendario o giorni effettivi?

I giorni di congedo del padre, come gli altri giorni di congedo parentale, vanno calcolati come giorni di calendario, comprensivi quindi di festivi e giorni non lavorativi.

Perciò vengono conteggiati tutti i giorni di calendario, inclusi sabati, domeniche e festivi cadenti nel periodo richiesto.

Tale previsione è sottolineata dalla Cassazione con sentenza n. 15633 del 2020, la quale afferma che “ai fini della determinazione del periodo di congedo parentale, si tiene conto dei giorni festivi solo nel caso in cui gli stessi rientrino interamente e senza soluzione di continuità nel periodo di fruizione”

Divieto di licenziamento nel primo anno di vita del bambino

Il divieto di licenziamento si applica anche nei confronti del padre lavoratore che abbia fruito del congedo di paternità obbligatorio o del congedo di paternità alternativo e si estende fino al compimento di un anno (1) di età del bambino.

L’inosservanza è punita con la sanzione amministrativa da euro 1.032 ad euro 2.582, senza che sia ammesso il pagamento in misura ridotta.

Inoltre, si prevede, per 2 anni, l’inibizione della richiesta della certificazione della parità di genere o di analoghe certificazioni previste dalle Regioni e dalle Province autonome nei rispettivi ordinamenti.

Confronto con altri Paesi Europei

L’Italia si sta avvicinando agli standard europei, ma rimane indietro rispetto ad alcuni Paesi più virtuosi:

Spagna: Congedo parentale di 16 settimane (112 giorni) retribuite al 100% per entrambi i genitori.

Svezia: Congedo parentale di 480 giorni totali, da suddividere tra i genitori, retribuito all’80%.

Germania: Congedo parentale di 14 mesi totali, retribuito con un importo forfettario.

Francia: Congedo di paternità di 28 giorni consecutivi, di cui 7 obbligatori e retribuiti al 100%.

Mentre Paesi come Belgio, Irlanda e Regno Unito prevedono congedi di paternità più brevi, simili a quelli italiani prima delle recenti riforme.

L’obiettivo dell’Unione Europea è garantire ad entrambi i genitori almeno 4 mesi di congedo ciascuno, per favorire un maggiore equilibrio tra vita lavorativa e familiare.

Conclusioni

Il congedo paternità è uno strumento importante per favorire un maggiore coinvolgimento dei padri nella cura dei figli.

Le recenti novità e le iniziative in corso dimostrano l’impegno dell’Italia per rendere il congedo paternità sempre più flessibile e vantaggioso.

Tuttavia sebbene si stiano compiendo passi avanti per allinearsi agli standard europei, permangono ancora margini di miglioramento per raggiungere una piena parità di trattamento tra genitori lavoratori, come avviene in Paesi all’avanguardia come la Svezia e la Spagna.

Si ed è sanzionato il datore che ostacoli la fruizione da parte del lavoratore.

Al riguardo non si ritiene ostacolo la richiesta datoriale di fruire del congedo in tempi compatibili con il preavviso di cinque giorni stabilito dal legislatore, a meno che un eventuale parto anticipato rispetto alla data presunta non consenta al lavoratore di non rispettare il preavviso e salvo condizioni di miglior favore previste dalla contrattazione collettiva.

Il congedo di paternità è di base di 10 giorni lavorativi, viene aumentato a 20 giorni, a prescindere dal numero dei gemelli.

Sono giorni di calendario se richiesti continuativi, pertanto si contano anche i sabati e i festivi.

Se vengono richiesti frazionati e interrotti entro i 5 mesi dalla nascita, sono effettivi.

Due mesi (complessivi tra entrambi i genitori) all’80% della retribuzione se usufruiti entro il sesto anno del bambino; ulteriori sette mesi (complessivi tra entrambi i genitori) al 30% della retribuzione se utilizzati entro il dodicesimo anno del bambino.

L’elevazione all’80% dell’indennità riguarda solo i lavoratori dipendenti: sono escluse tutte le altre categorie di lavoratori (autonomi, lavoratori iscritti alla gestione separata Inps, e così via).
 
Si, il congedo di paternità va fruito per la nascita del figlio entro 5 mesi, si tratta di 10 giorni lavorativi pagati al 100%.
 
Il congedo parentale è l’ex maternità facoltativa che era pagata al 30%.
 

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