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Come funziona il Congedo Matrimoniale in Italia?

L'immagine raffigura il congedo matrimoniale
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Il congedo matrimoniale è un diritto riconosciuto ai lavoratori dipendenti in Italia, sia del settore privato che pubblico, in occasione del proprio matrimonio.

Questo istituto giuridico consente ai lavoratori neo-sposi di assentarsi dal lavoro per un periodo di tempo determinato, senza perdere la retribuzione e mantenendo intatti i diritti derivanti dal rapporto di lavoro, quindi di godersi le nozze e la luna di miele, senza preoccupazioni legate al lavoro.

In questa guida approfondita, esamineremo tutti gli aspetti legati a questo istituto, dalle modalità di fruizione alle differenze previste dai vari Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).

Quadro normativo

Il congedo matrimoniale è disciplinato dall’articolo 63 del Decreto Legislativo n. 151/2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), nonché dai contratti collettivi di lavoro applicabili ai diversi settori.

È importante sottolineare che il diritto al congedo matrimoniale si applica anche alle coppie che contraggono un’unione civile, come previsto dalla Legge n. 76/2016.

Questo aspetto riflette l’evoluzione del diritto di famiglia in Italia e garantisce parità di trattamento per le coppie dello stesso sesso.

Durata di fruizione del congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale ha generalmente una durata di 15 giorni consecutivi di calendario, comprensivi di giorni lavorativi e festivi.

Tuttavia, alcuni Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) possono aver disciplinato tale istituto con alcune differenziazioni:

  • CCNL Metalmeccanici: 15 giorni di calendario;
  • CCNL Commercio: 15 giorni lavorativi;
  • CCNL Edilizia: 16 giorni di calendario.

Inoltre deve essere fruito in un’unica soluzione e non può essere frazionato.

Può essere goduto a partire da 3 giorni prima della data delle nozze e deve essere utilizzato entro 30 giorni dall’evento, salvo diverse tempistiche previste dai CCNL specifici:

  • CCNL Commercio: Entro 60 giorni dal matrimonio.

Il lavoratore deve informare il datore di lavoro dell’intenzione di usufruire del congedo matrimoniale, preferibilmente con un congruo preavviso e fornendo la documentazione necessaria (che vedremo tra poco).

Il datore di lavoro non può rifiutare la concessione del congedo matrimoniale, a meno che non sussistano comprovate esigenze organizzative tali da non consentire l’assenza del lavoratore in quel determinato periodo.

Documentazione necessaria per il congedo matrimoniale

Per usufruire del congedo  il lavoratore deve presentare al datore di lavoro i seguenti documenti comprovanti la celebrazione del matrimonio:

  • Richiesta scritta di congedo matrimoniale: il lavoratore deve inviare una richiesta formale al datore di lavoro, indicando le date di inizio e fine del congedo matrimoniale desiderato. Questa richiesta deve essere presentata con un congruo preavviso, solitamente almeno 6 giorni prima dell’inizio del congedo, come previsto dalla legge. Alcuni contratti collettivi possono richiedere un preavviso più lungo, ad esempio 10 o 15 giorni.
  • Certificato di matrimonio: dopo la celebrazione del matrimonio, il lavoratore deve fornire al datore di lavoro il certificato di matrimonio o un documento equivalente che attesti la validità civile del matrimonio. Questo documento deve essere consegnato entro 60 giorni dal rientro al lavoro dopo il congedo matrimoniale.
  • In caso di matrimonio all’estero: traduzione ufficiale del certificato di matrimonio in italiano.

Modalità di pagamento e ruolo dell’Inps

Durante il periodo di congedo, il lavoratore ha diritto a percepire la normale retribuzione, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative. Inoltre, il periodo di congedo matrimoniale è computato nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, inclusi quelli relativi alle ferie, alla tredicesima mensilità e al trattamento di fine rapporto (TFR).

Tuttavia, è opportuno precisare che vi sono diverse modalità di pagamento del congedo matrimoniale a seconda della categoria di appartenenza:

  • Per gli impiegati: Il datore di lavoro eroga direttamente in busta paga il 100% della retribuzione.
  • Per operai, apprendisti, marittimi di bassa forza, lavoratori a domicilio: L’INPS corrisponde un assegno pari a 7 giorni di retribuzione, calcolato sull’ultima retribuzione percepita. Il datore di lavoro integra la differenza per coprire l’intero periodo di congedo previsto. (fino a coprire i 15 giorni o la durata prevista dal CCNL specifico).

Cumulabilità con ferie e divieto di licenziamento

Il congedo matrimoniale non può essere goduto nel periodo di preavviso per licenziamento.

Inoltre, a seguito del matrimonio, vige un divieto di licenziamento per entrambi i coniugi a meno che non sussistano gravi motivi.

Il Codice delle Pari Opportunità (D. Lgs. 198/2006, art. 35) prevede un divieto di licenziamento per causa di matrimonio che copre un periodo che va dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino a un anno dopo la celebrazione delle nozze.

Durante questo arco temporale, qualsiasi licenziamento intimato si presume essere stato disposto per causa di matrimonio e quindi è nullo, a meno che il datore di lavoro non dimostri che il licenziamento è avvenuto per una delle seguenti ragioni tassative:

  1. Colpa grave, costituente giusta causa;
  2. Cessazione dell’attività aziendale;
  3. Ultimazione della prestazione per cui era stata assunta o scadenza del termine contrattuale.

L’onere della prova ricade sul datore di lavoro per dimostrare che il licenziamento non è legato al matrimonio.

In caso di licenziamento nullo, la lavoratrice o il lavoratore hanno diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento dell’intera retribuzione per il periodo di allontanamento. 

Inizialmente l’art. 35 del D. Lgs. 198/2006 (Codice delle Pari Opportunità) faceva riferimento esplicito solo alle “lavoratrici”, tuttavia, alcune sentenze hanno esteso questa tutela anche ai lavoratori uomini, sulla base del principio di non discriminazione tra i sessi sancito dal diritto dell’Unione Europea.

In particolare, la sentenza n. 306/2018 della Corte d’Appello di Bologna ha stabilito che escludere i lavoratori uomini da questa tutela costituirebbe una discriminazione fondata sul sesso, vietata dalla normativa comunitaria.

Pertanto, secondo questa interpretazione giurisprudenziale, il divieto di licenziamento per causa di matrimonio si applica indistintamente sia alle lavoratrici che ai lavoratori uomini.

Requisiti e limitazioni

Il congedo matrimoniale è un diritto riconosciuto a tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal tipo di contratto (tempo indeterminato, determinato, part-time, ecc.).

Tuttavia, non spetta in caso di:

  • Matrimonio esclusivamente religioso senza validità civile;
  • Rapporto di lavoro iniziato da meno di una settimana;
  • Lavoratore ancora in prova;
  • Lavoratore senza residenza in Italia.

Inoltre, alcuni CCNL possono prevedere requisiti aggiuntivi, come un periodo minimo di anzianità di servizio.

È importante ricordare che per i lavoratori a tempo determinato, il congedo matrimoniale non può comportare la proroga del contratto oltre la sua naturale scadenza.

Nei casi di contratti di breve durata, il congedo potrebbe non essere fruibile nella sua interezza, ma limitatamente alla durata del rapporto di lavoro.

Si ricorda che le disposizioni specifiche possono variare in base ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) applicabili.

Pertanto, è necessario consultare sempre il CCNL di riferimento per verificare eventuali disposizioni particolari relative al congedo matrimoniale per le diverse tipologie contrattuali.

Quante volte si può usufruire del congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale è generalmente concesso una sola volta per ciascun rapporto di lavoro.

In linea di principio, non è prevista la possibilità di usufruire nuovamente del congedo matrimoniale per eventuali matrimoni successivi al primo, se il rapporto di lavoro rimane lo stesso.

Tuttavia, in caso di annullamento del primo matrimonio e successiva celebrazione di un nuovo matrimonio, alcuni contratti collettivi o interpretazioni giurisprudenziali potrebbero riconoscere il diritto a un nuovo congedo matrimoniale.

Questa situazione però non è espressamente regolamentata dalla legge e potrebbe essere soggetta a interpretazioni.

Inoltre, se il lavoratore cambia datore di lavoro, instaurando un nuovo rapporto di lavoro, avrà diritto a un nuovo congedo matrimoniale anche se ne ha già usufruito in precedenza con un altro datore di lavoro.

Infine, alcuni Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro potrebbero prevedere disposizioni specifiche riguardo alla possibilità di usufruire più volte del congedo matrimoniale. Va quindi sempre consultato il CCNL per verificare eventuali disposizioni in merito.

Cosa succede se non si utilizza il congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale è un diritto del lavoratore, non un obbligo. Pertanto, il dipendente può scegliere di non usufruirne senza incorrere in sanzioni.

Se non viene utilizzato entro i termini previsti (generalmente entro 30 giorni dalla data del matrimonio, ma può variare in base al CCNL), il diritto decade e non può essere recuperato in seguito.

Non è possibile convertire il congedo matrimoniale in ferie o permessi di altro tipo. Se non viene fruito, semplicemente si perde. E il lavoratore non può richiedere un’indennità sostitutiva per il congedo non goduto.

In alcuni casi, se previsto dal CCNL o da accordi aziendali, potrebbe essere possibile posticipare il congedo matrimoniale oltre i termini standard, ma solo per comprovate esigenze lavorative e con l’accordo del datore di lavoro.

Se il lavoratore sceglie di non usufruire del congedo, continuerà a lavorare normalmente e percepirà la regolare retribuzione per i giorni lavorati.

Il mancato utilizzo del congedo matrimoniale non influisce su altri diritti o benefici legati al matrimonio, come eventuali detrazioni fiscali per coniuge a carico.

Il matrimonio concordatario

Il matrimonio concordatario è un matrimonio celebrato con rito religioso cattolico davanti a un ministro di culto, al quale lo Stato italiano riconosce effetti civili, oltre che religiosi. 

Affinché il matrimonio canonico acquisti efficacia civile, devono essere rispettati alcuni adempimenti procedurali:

  • Le pubblicazioni devono essere affisse non solo alle porte della chiesa, ma anche alla porta della casa comunale.
  • L’ufficiale di stato civile rilascia un certificato dichiarando che non esistono cause ostative al matrimonio.
  • Durante la celebrazione, il sacerdote deve leggere gli articoli 143, 144 e 147 del Codice civile sui diritti e doveri derivanti dal matrimonio.
  • Il celebrante compila l’atto di matrimonio in doppio originale, trasmettendone uno all’ufficiale di stato civile per la trascrizione nei registri.
  • La trascrizione ha efficacia costitutiva degli effetti civili del matrimonio religioso.

In sintesi, il matrimonio concordatario è un rito religioso cattolico al quale, tramite specifici adempimenti, lo Stato riconosce pieni effetti civili, equiparandolo al matrimonio civile.

Il congedo matrimoniale è direttamente collegato a un matrimonio civile o concordatario, pertanto è applicabile anche alle coppie omosessuali che contraggono un’unione civile.

Annullamento o mancata celebrazione del matrimonio

Nel caso in cui il matrimonio venga annullato o non si celebri dopo aver richiesto e fruito del congedo matrimoniale, si configurano le seguenti situazioni:

Se il congedo è già stato fruito: il lavoratore è tenuto a restituire la retribuzione percepita per il periodo di congedo. I giorni di assenza verranno considerati come ferie o permessi non retribuiti, previo accordo con il datore di lavoro.

Se il congedo non è ancora stato fruito: il lavoratore deve comunicare tempestivamente al datore di lavoro l’annullamento o la mancata celebrazione del matrimonio. La richiesta di congedo matrimoniale viene annullata e il lavoratore non avrà diritto a fruirne.

Il lavoratore ha l’obbligo di informare immediatamente il datore di lavoro di qualsiasi cambiamento relativo alla celebrazione del matrimonio, al fine di evitare eventuali contestazioni o sanzioni disciplinari.

Il congedo matrimoniale negli altri Stati

È opportuno precisare che la disciplina del congedo matrimoniale varia significativamente da paese a paese all’interno dell’Unione Europea, non essendo oggetto di armonizzazione a livello comunitario. Pertanto, ciascuno Stato membro regola autonomamente tale istituto, sia attraverso disposizioni di legge che mediante la contrattazione collettiva.

Francia: il Code du Travail prevede un congedo matrimoniale di 4 giorni lavorativi retribuiti. Tuttavia, molti contratti collettivi estendono tale periodo fino a una settimana.

Germania: la legislazione tedesca non prevede un congedo matrimoniale obbligatorio. Tuttavia, molti contratti collettivi riconoscono da 1 a 3 giorni di congedo retribuito in occasione del matrimonio.

Paesi Bassi: la legge prevede 1 giorno di congedo matrimoniale retribuito, ma i contratti collettivi spesso estendono tale periodo fino a 2-3 giorni.

Regno Unito: non esiste un diritto legale al congedo matrimoniale. A loro discrezione i datori di lavoro concedono 1-2 giorni di permesso retribuito o non retribuito.

Svezia: non esiste un diritto legale al congedo matrimoniale. Tuttavia, molti contratti collettivi prevedono 1-2 giorni di permesso retribuito. 

Spagna: il diritto spagnolo riconosce 15 giorni di congedo matrimoniale retribuito, in linea con quanto previsto dalla normativa italiana.

Dichiarazione dei redditi e coniuge fiscalmente a carico

In caso di coniuge fiscalmente a carico, il coniuge che percepisce redditi più elevati può detrarre le spese sostenute per il coniuge a carico, (es. spese mediche, spese per attività sportive dei figli, ecc.), nell’ambito della dichiarazione dei redditi.

Un coniuge è considerato fiscalmente a carico dell’altro se nel corso dell’anno ha posseduto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.

L’importo massimo della detrazione per coniuge a carico è di 800 euro per redditi fino a 15.000 euro, che si riduce al crescere del reddito complessivo. (la detrazione decresce gradualmente fino ad azzerarsi per redditi oltre 80.000 euro.)

È importante sottolineare che la condizione di coniuge fiscalmente a carico va verificata per ogni singolo anno d’imposta, in base al reddito effettivamente percepito nell’anno. Pertanto, un coniuge può essere a carico in un anno e non esserlo nell’anno successivo se il suo reddito supera la soglia dei 2.840,51 euro.

Conclusioni

Il congedo matrimoniale rappresenta un importante diritto per i lavoratori dipendenti in Italia, consentendo loro di celebrare il proprio matrimonio senza preoccupazioni legate al lavoro.

È fondamentale che sia i lavoratori che i datori di lavoro conoscano le norme che regolano questo istituto, al fine di garantire il rispetto dei diritti e degli obblighi reciproci. 

Inoltre, alcuni contratti collettivi di lavoro possono prevedere requisiti o procedure specifiche per la richiesta del congedo matrimoniale; quindi, è necessario consultare il CCNL applicabile al proprio settore.

Sì, il diritto al congedo matrimoniale si applica anche alle coppie che contraggono un’unione civile, come previsto dalla Legge n. 76/2016.

In linea generale, il datore di lavoro non può rifiutare la concessione del congedo matrimoniale, a meno che non sussistano comprovate esigenze organizzative tali da non consentire l’assenza del lavoratore in quel determinato periodo.

Sì, durante il periodo di congedo matrimoniale, il lavoratore ha diritto a percepire la normale retribuzione, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative.

Generalmente, il congedo matrimoniale è concesso una sola volta per ciascun rapporto di lavoro.

Tuttavia, se il lavoratore cambia datore di lavoro, avrà diritto a un nuovo congedo matrimoniale.

Se non viene utilizzato entro i termini previsti, il diritto decade e non può essere recuperato in seguito. Non è possibile convertire il congedo matrimoniale in ferie o permessi di altro tipo.

Sì, il Codice delle Pari Opportunità prevede un divieto di licenziamento per causa di matrimonio che copre un periodo che va dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino a un anno dopo la celebrazione delle nozze, sia per uomini che per donne.

Per ulteriori informazioni sul congedo matrimoniale in Italia o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.