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Bonus Mamme lavoratrici 2025: chi ne ha diritto e come fare domanda

Bonus mamme
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Con la pubblicazione della circolare INPS n. 139 del 28 ottobre 2025, sono finalmente arrivate le tanto attese precisazioni circa il Bonus mamme, una misura economica voltaa sostenere il reddito delle lavoratrici madri per l’anno 2025. 

Prima di addentrarci nei dettagli operativi, come sempre chiariamo prima il quadro normativo di riferimento e soprattutto cerchiamo di spiegare come questa nuova misura si inserisca nel contesto più ampio delle politiche di conciliazione tra maternità e lavoro già esistenti.

Il contesto normativo e il cambio di direzione

Il Bonus mamme nasce dal decreto-legge 95/2025, convertito in legge 8 agosto 2025, n. 118, e rappresenta una soluzione temporanea molto significativa rispetto a quanto era stato originariamente programmato. Infatti, per capire veramente di cosa stiamo parlando, dobbiamo fare un passo indietro di qualche mese.

La Legge di Bilancio 2024 aveva già introdotto un’importante agevolazione per le mamme lavoratrici dipendenti: l’esonero contributivo del 100%. Si trattava di uno sgravio dei contributi previdenziali (quota IVS – Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) per le lavoratrici madri di tre o più figli, con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, valido dal 2024 al 2026. In via sperimentale, per il solo 2024, l’agevolazione era stata estesa anche alle madri di due figli. Questo strumento continuava a operare secondo le regole originarie, pertanto le mamme dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli continuano a beneficiare dell’esonero contributivo nel 2025.

Tuttavia, il Governo ha deciso di introdurre un diverso sistema per il 2025, attraverso il Bonus mamme, una misura differente sotto il profilo operativo e gestionale. Pertanto, è essenziale comprendere che non si tratta della stessa cosa: parliamo di due istituti giuridici ben distinti, con modalità di erogazione, beneficiari e tempistiche differenti.

Bonus mamme e esonero contributivo: due strumenti diversi

E’ importante quindi sottolineare che il Bonus mamme 2025 è un’erogazione diretta di denaro, esente da tasse e contributi, che l’INPS versa direttamente sul conto corrente della lavoratrice madre.

Si tratta di una misura una tantum: un contributo di 40 euro per ogni mese lavorato, versato in un’unica soluzione entro dicembre 2025 (o febbraio 2026 per le domande tardive). La lavoratrice presenta la domanda autonomamente tramite il portale INPS, il patronato o il contact center INPS. 

Il datore di lavoro non ha alcun ruolo amministrativo: non deve compilare moduli, non deve comunicare dati all’INPS, non deve gestire l’importo in busta paga. L’intero processo di gestione, istruttoria e pagamento è demandato interamente all’INPS.​

L’esonero contributivo (previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e tuttora vigente nel 2025 per le madri di tre o più figli dipendenti a tempo indeterminato), viceversa, è uno sgravio strutturale dei contributi previdenziali che si applica direttamente in busta paga.

L’importo massimo è di 250 euro al mese, pari a 3.000 euro annui, distribuiti su 12 mensilità. Non è una somma separata, bensì una riduzione delle trattenute contributive che il datore di lavoro applica al cedolino retributivo della lavoratrice.

Di conseguenza i contributi versati all’INPS si azzerano o si riducono sensibilmente: la lavoratrice percepisca uno stipendio lordo identico, ma con una quota contributiva ridotta, il che comporta un incremento netto dovuto a questo meccanismo di sconto contributivo.

Il datore di lavoro comunica i dati all’INPS tramite i flussi UNIEMENS e riduce la contribuzione versata in F24.​

In sintesi, il Bonus mamme è una somma che arriva dal conto INPS al conto corrente della mamma, mentre l’esonero contributivo è una riduzione dei contributi che impatta sulla busta paga e sulla dichiarazione contributiva aziendale.

A chi spetta il Bonus mamme 2025

Il Bonus mamme 2025 è destinato a una platea molto ampia di beneficiarie:

  • Lavoratrici dipendenti, con contratto a tempo indeterminato o determinato. Sono escluse soltanto le lavoratrici domestiche (colf, badanti e simili).
  • Lavoratrici autonome, artigiane, commercianti e coltivatrici dirette, iscritte alle rispettive gestioni previdenziali.
  • Professioniste e lavoratrici in regime ordinario, purchè iscritte a una cassa previdenziale professionale. Attenzione: le lavoratrici autonome in regime forfettario sono escluse dal bonus mamme, poiché la normativa non estende il beneficio a questa categoria.
  • Parasubordinate e collaboratrici, iscritte alla gestione separata INPS.
  • Amministratrici di società, se titolari di posizione assicurativa presso l’INPS.
  • Lavoratrici somministrate con rapporto a tempo determinato, rientranti nel perimetro del bonus.

Tutte le beneficiarie devono possedere il requisito reddituale: il reddito complessivo da lavoro non deve superare 40.000 euro annui

Inoltre, è importante sottolineare che il bonus non è collegato all’ISEE: non si considera lo status economico complessivo della famiglia, bensì il solo reddito lavorativo della madre.

I requisiti familiari: quanti figli e di quale età

Per accedere al bonus, la lavoratrice deve essere madre di:

Almeno due figli, di cui il più piccolo deve avere meno di 10 anni al momento della domanda. In questo caso, il bonus è riconosciuto fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più giovane.

Oppure almeno tre figli, di cui il più piccolo deve avere meno di 18 anni. Il bonus si estende fino al mese del diciottesimo compleanno del figlio più giovane.

Sono riconosciuti sia i figli biologici che i figli adottivi e quelli in affidamento preadottivo. La circolare INPS specifica chiaramente questa inclusione, equiparando completamente i figli adottati a quelli biologici ai fini del calcolo dei requisiti.

È importante chiarire un punto che ha generato talvolta confusione negli ultimi giorni: la circolare INPS n. 139/2025 non richiede esplicitamente il requisito di “figli fiscalmente a carico” per accedere al bonus mamme.

Questo aspetto è stato oggetto di valutazioni errate in alcuni materiali divulgativi. Quello che rileva è semplicemente la composizione del nucleo familiare e l’età dei figli, verificabili tramite il certificato di nascita e il codice fiscale. 

I requisiti che l’Inps verifica per il bonus mamme 2025, sono principalmente il reddito della madre e il numero dei figli.

L'importo e la durata del bonus

Il Bonus mamme 2025 consiste in un contributo mensile di 40 euro per ogni mese (o frazione di mese) di attività lavorativa effettiva. Pertanto, l’importo massimo ottenibile nel corso dell’anno è di 480 euro, riconosciuti in un’unica soluzione.​

Questa somma è esente da imposte sul reddito e da contributi sociali, e non concorre al reddito imponibile della lavoratrice. Oltretutto, il bonus è escluso dal calcolo dell’ISEE, dunque non influisce sulla valutazione della situazione economica per eventuali altre prestazioni sociali.

Le scadenze per la domanda

La finestra temporale per chi desidera accedere al beneficio è ristretta e non ammette approssimazioni.

  • Scadenza ordinaria: le domande devono essere presentate entro il 9 dicembre 2025. Chi presenta la richiesta entro questa data riceverà il pagamento entro la fine di dicembre 2025.​
  • Scadenza per chi matura i requisiti dopo: qualora la lavoratrice acquisisca i requisiti successivamente (ad esempio, a causa della nascita del secondo o del terzo figlio in corso d’anno, e il termine ordinario sia già scaduto), potrà inviare la domanda entro il 31 gennaio 2026, ricevendo il bonus entro febbraio 2026.​

Diversamente, non sarà più possibile richiedere il beneficio per l’anno 2025. Questa è una regola ferma e non consente deroghe.

Come presentare la domanda

La domanda può essere inoltrata secondo tre modalità equivalenti:

  • Tramite il portale INPS online, accedendo con credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). La procedura è intuitiva e consente di monitorare lo stato dell’istruttoria, accedere alle ricevute e modificare le modalità di pagamento.
  • Tramite patronato, presentando la domanda con l’assistenza di un ente bilaterale o di un patronato riconosciuto. Questa modalità è particolarmente utile per chi ha difficoltà nell’uso della piattaforma telematica.
  • Tramite Contact Center INPS, contattando il numero di telefono dedicato e ricevendo supporto telefonico.

Qualunque sia il canale scelto, è opportuno avere a disposizione la seguente documentazione di supporto:

  • Certificato di nascita dei figli (o copia) e relativi codici fiscali;
  • Ultimi documenti fiscali (ultimo 730 o Modello Unico) per la verifica del reddito complessivo da lavoro.

Quando arriva il pagamento

Il bonus viene corrisposto in un’unica soluzione direttamente sul conto corrente della lavoratrice indicato nella domanda. Per chi presenta la domanda entro il 9 dicembre 2025, il pagamento avviene entro il 31 dicembre 2025. Per chi presenta la domanda in una fase successiva (entro il 31 gennaio 2026), il pagamento viene effettuato entro febbraio 2026. 

Ma attenzione, il bonus mamme non si cumula con l’esonero contributivo: le lavoratrici madri di tre o più figli dipendenti a tempo indeterminato che già beneficiano dell’esonero contributivo della Legge di Bilancio 2024 non possono cumulare il Bonus mamme dello stesso anno. 

Infatti, essendo l’esonero una agevolazione strutturale e più ampia (fino a 3.000 euro annui), il Bonus mamme (480 euro) non viene erogato a chi è già beneficiario dell’esonero. Pertanto, se una madre dipendente a tempo indeterminato con tre figli riceve automaticamente l’esonero contributivo tramite il sostituto di imposta, non potrà presentare domanda per il Bonus mamme.

Parallelamente, le lavoratrici autonome, le parasubordinate, le donne in regime forfettario e le dipendenti a tempo determinato non beneficiano dell’esonero contributivo della Legge di Bilancio 2024, dunque hanno diritto al Bonus mamme 2025 (qualora rispettino gli altri requisiti).

Una misura pensata per le mamme, non per le aziende

Alla luce di quanto descritto, si comprende in conclusione come questa misura rappresenti un intervento diretto a favore delle lavoratrici madri, ma che per le aziende, non comporta alcun onere amministrativo, gestionale o finanziario

Non vi è alcun obbligo di comunicazione all’INPS, di calcolo in busta paga, di versamento di importi. Il datore di lavoro rimane completamente al di fuori della transazione: l’erogazione avviene direttamente sul conto corrente della lavoratrice, attraverso un processo gestito interamente dall’ente previdenziale. Questo aspetto la distingue radicalmente dall’esonero contributivo della Legge di Bilancio 2024, che invece implica una gestione attiva da parte dell’azienda (comunicazioni UNIEMENS, compensi in F24, dichiarazioni contributive corrette).

Pertanto, il beneficio economico del Bonus mamme ricade integralmente sulle spalle della lavoratrice madre, senza effetti di trasferimento verso l’azienda o di riflessi sulla gestione del personale. È una misura di welfare sociale e supporto reddituale, non un incentivo strutturale all’occupazione femminile sul territorio aziendale.

Naturalmente, il Bonus mamme non rappresenta una strategia aziendale di welfare, né un vantaggio competitivo nel recruitment o nella retention. 

Per questo motivo, il consiglio che emerge per le aziende è semplicemente quello di informare in modo puntuale le proprie dipendenti madri sui requisiti e le modalità di accesso al bonus, affinché non perdano l’opportunità di un contributo dovuto. Tuttavia, dal punto di vista della responsabilità amministrativa e finanziaria aziendale, il Bonus mamme non coinvolge il datore di lavoro in alcun modo. 

La stessa considerazione non vale per l’esonero contributivo, che invece esige una gestione precisa e consapevole da parte dell’azienda, con il supporto del Consulente del Lavoro.

No, la domanda va presentata all’Inps perchè sarà erogato direttamente dall’Istituto, non dal datore.

Entro il 9 dicembre 2025 per chi ha già raggiunto i requisiti oppure entro il 31 gennaio 2026 se si maturano successivamente.

No, occorre solo il reddito della madre inferiore a 40.000 euro di imponibile Irpef.

Sì, anche le madri autonome, purchè abbiano il reddito sopradescritto dei 40.000 euro. Ma non sono ricomprese le lavoratrici madri in regime forfettario.

Per ulteriori informazioni sul Bonus mamme 2025 o se cerchi un Consulente del Lavoro contatta lo Studio Borsi e compila il form sottostante.